Moda

Valentino è il primo marchio di lusso a dire no alla lana di alpaca

Fuori la lana di alpaca dalle produzioni Valentino, il primo marchio di lusso a rinunciare all’uso di questo pregiato materiale per questioni etiche

Valentino rinuncia alpaca

La moda di lusso è spesso legata all’uso di materiali pregiati, con tessuti particolari che diventano protagonisti dei capi di abbigliamento più ricercati. In tutto questo però, c’è talvolta ben poco di etico e cruelty free, in quanto alcuni tessuti provengono dalla lavorazione del vello animale e non sempre il rispetto per la vita di queste creature è al primo posto, tutt’altro.

Di recente PETA, da sempre schierata a favore di un mondo rispettoso di tutte le creature, ha reso pubblica un’indagine sotto copertura presso Mallkini, la più grande fattoria con allevamento di alpaca del Perù. E da qui sono arrivati video e foto shock che hanno fatto accapponare la pelle al mondo, che ha potuto vedere senza filtri il trattamento che l’uomo riserva a questi animali per la loro preziosa lana.

A seguito della diffusione di queste immagini atroci, in cui si vedono vere e proprie torture per placcare e rasare le bestie, lasciate poi a sanguinare per i traumi subiti, alcuni brand di moda hanno fatto un passo indietro sull’uso della lana di alpaca. E tra questi spicca la maison Valentino, il primo marchio di lusso a rinunciare all’impiego di questo materiale nelle proprie produzioni.

Entro il 2021 le collezioni sartoriali della casa di moda saranno quindi alpaca wool free, un gesto che mira a scuotere il mercato fashion deluxe. Già Uniqlo e Marks & Spencer si erano schierati a favore della rinuncia all’utilizzo di questo filato pregiato, ma Valentino al momento è l’unico brand di haute couture ad aver fatto questo passo.

Queste le parole di Tracy Reiman, vice presidente esecutivo di PETA, che ha elogiato tale scelta:

La decisione compassionevole di Valentino contribuirà notevolmente a impedire che gli alpaca vulnerabili vengano maltrattati e tagliati a sangue per il loro vello. Gli acquirenti sensibili possono fare la loro parte, evitando il pile di alpaca e optando per abiti vegan chic approvati da PETA, per i quali nessun animale ha dovuto soffrire

Tracy Reiman

Di certo la battaglia del cruelty free si combatte su ogni fronte e il consumatore finale può fare moltissimo per sostenere un regime più etico nella moda. La Visa dalla parte del manico ce l’ha chi acquista, in fin dei conti.

Foto | i Stock

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