Casa

La luce che esalta il gusto di stare a tavola


«Sono uno di quelli che ama vedere quello c’è nel proprio piatto – osserva ad esempio l’architetto Ferruccio Laviani, autore di molte lampade che hanno trovato applicazione in ristoranti, come la Battery di Kartell o la Tobia di Foscarini –. Quindi per me non deve mai mancare una buona fonte di luce sul tavolo, a cui si possono aggiungere delle sorgenti luminose diffuse nella stanza, che contribuiscono a creare un effetto caldo e accogliente». Oggi si può ricorrere alle nuove tecnologie elettroniche, per dimerare la luce e creare piccole scenografie, oppure semplicemente si può mettere una serie di lampade di supporto nella stanza, suggerisce Laviani, «ad esempio puntate sul soffitto, che ne riflette la luce, oppure addolcite da paralumi. O ancora, si può valorizzare la luce di un camino. Le soluzioni sono infinite e non serve spendere una fortuna: basta un po’ di buon gusto».

Ovviamente non si tratta di una scienza esatta, anche perché in casa le situazioni possono essere le più diverse, a seconda dei giorni, delle stagioni e degli ospiti. C’è bisogno di luce – molta luce – mentre si preparano le pietanze e anche mentre si serve a tavola. «Poi però un aperitivo in piedi può essere accompagnato da una illuminazione di media intensità – osserva Davide Oppizzi, dello studio svizzero Dcube, che ha disegnato diverse lampade poi utilizzate anche da ristoranti, hotel o negozi alimentari di lusso, come la Curiosity di Artemide – che si abbassa gradualmente quando inizia la cena e fino al dessert». Allo scopo vengono in aiuto, ancora una volta, le tecnologie, come le lampadine Scene Switch di Philips, utili a creare diversi scenari.

Perché alla fine, «un tavolo è anche una scenografia e se manca la luce giusta diventa come un paesaggio piatto, senz’anima – osserva Oppizzi –. Si può giocare anche con pochi elementi semplici, ad esempio dei portacandela in vetro colorato oppure in metallo con microperforazioni, che creano giochi di luce e ombra e atmosfere anche un po’ oniriche». Non solo: si possono scegliere portacandela di ispirazione esotica, per accompagnare ad esempio cene con menu etnici, ricreando in casa l’illusione di un viaggio.

E poi c’e il tema delle cene all’aperto, in terrazza o giardino: per Davide Groppi la risposta viene ancora una volta dall’arte: «L’esempio migliore è l’Impero delle luci di Magritte, in cui convivono luci notturna e diurna – spiega –. Quella per me è la luce da esterno, non serve molto di più. Ancora una volta il cuore di tutto è la dualità tra luce diretta e indiretta, magari con un’illuminazione indiretta che proviene solo dall’interno».

Laviani propone invece una serie di faretti più tecnici, specifici per esterni, da accompagnare a lampade decorative che si possono collocare qua e là creando diversi punti luce. Per Oppizzi si può creare spazialità, mettendo candele lungo tutta la proprietà, in aggiunta alla luce sul tavolo, che oggi è spesso prodotta da lampade a batteria. «ma la logica per me è sempre distribuire la luce: meglio tre piccole lampade a batteria che una grande che acceca», dice.

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