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Jean Hegedus (Lycra): “Diminuire rifiuti pre-consumo e materiali di scarto è la strada giusta”

Per sfatare alcuni miti sulla sostenibilità, The Lycra Company, una delle aziende leader mondiali nello sviluppo di soluzioni high-tech per l’industria dell’abbigliamento, ha condiviso le sue ultime innovazioni eco-responsabili in termini di durata e prestazioni in una presentazione dal titolo “Sustainable Stretch – Get the Facts” il 22 e 23 aprile, durante l’evento in live streaming Kingpins 24. Il salone olandese Kingpins ha infatti trasformato la sua fiera del denim primaverile ad Amsterdam in un formato online a causa dell’emergenza Covid-19. Nel corso dell’avvenimento, The Lycra Company ha proiettato dei video sulla sua piattaforma Planet Agenda, dedicata allo sviluppo sostenibile, e sulla fibra EcoMade. A curare questo intervento è stata Jean Hegedus, Responsabile per lo Sviluppo Sostenibile di The Lycra Company. Fautrice di un programma che investe tutto il portfolio dell’azienda statunitense, la dirigente ha raccontato queste novità a FashionNetwork.com.

Jean Hegedus – The Lycra Company

FashionNetwork.com: In cosa consiste l’aggiornamento green dell’articolato programma di sostenibilità di Lycra?
Jean Hegedus: Planet Agenda è il framework per la sostenibilità di The Lycra Company e tocca ogni aspetto della nostra attività. Nata nel 2011, la piattaforma comprende tre pilastri chiave: responsabilità aziendale, eccellenza produttiva e sostenibilità dei prodotti.  Nell’ultimo anno abbiamo introdotto la prima fibra Lycra prodotta in parte con rifiuti pre-consumo. Conosciuta con il nome di Lycra EcoMade, contiene il 20% di contenuto riciclato.  Ci siamo anche impegnati a realizzare la maggior parte dei nostri prodotti fatti in fibra di poliestere Coolmax e Thermolite in versioni riciclate entro la fine del 2021, e abbiamo ricevuto la certificazione GRS per tutti i nostri prodotti realizzati con contenuto riciclato: le fibre Lycra EcoMade, Lycra T400 EcoMade, CoolmaxEcoMade e ThermoliteEcoMade.
 
FNW: Su quali tecnologie state lavorando all’interno della piattaforma Planet Agenda?
JH: In primo luogo, stiamo lavorando su tecnologie per ridurre i rifiuti, sia nostri che dei nostri clienti, nell’ambito della famiglia di fibre riciclate Lycra EcoMade. Stiamo inoltre collaborando con imprenditori ed esperti del settore per affrontare il problema del riciclaggio degli indumenti. Finora siamo stati in grado di dimostrare che i tessuti a basso contenuto di fibra di Lycra non inibiscono il riciclo delle principali fibre del capo. La prossima sfida è esaminare come e/o se riconvertire nuovamente la fibra di Lycra estratta in una nuova fibra. Questo è un progetto a più lungo termine, ma stiamo investendo risorse significative per occuparcene, al fine di far progredire l’economia circolare.

In secondo luogo, continuiamo a lavorare su prodotti chimici selezionati e sicuri. Ad esempio, tutte le nostre fibre vendute nell’abbigliamento hanno ottenuto la certificazione Oeko-Tex Standard 100, Livello 1, Appendice 6. Ciò significa che sono state controllate contro oltre 350 sostanze nocive e testate con successo per la sicurezza in termini ecologici umani. Terzo, abbiamo una serie di offerte volte a prolungare la durata di vita dei capi d’abbigliamento, tra cui la tecnologia Lycra dualFX, che aiuta i jeans a mantenere la loro forma più a lungo, e la fibra Lycra Xtralife per costumi da bagno, che consente ai tessuti di durare fino a 10 volte più a lungo di quelli realizzati con elastan non protetto.
 
Quarto, stiamo aiutando i clienti a ridurre il fabbisogno energetico e idrico con prodotti e finiture che consentano loro di lavorare i tessuti a temperature più basse e utilizzare meno acqua. Infine, continuiamo a esplorare l’uso di risorse rinnovabili. Nel 2014, The Lycra Company ha introdotto il primo elastan a base biologica al mondo.  Sebbene non si trovi nel nostro attuale bouquet di prodotti, disponiamo della tecnologia per produrlo, qualora la domanda e gli interessi dei clienti lo giustifichino.
 
FNW: Cosa si può fare nel prossimo futuro per garantire che le fibre che contengono materiali plastici (come spandex, poliuretano) abbiano un impatto minore sull’ambiente?
JH: Innanzitutto, dobbiamo garantire che le fibre che produciamo siano realizzate in modo sicuro e responsabile, rispettando certificazioni come l’Oeko-Tex Standard 100, che è anche compatibile con l’iniziativa “Detox to Zero” del settore. Secondariamente, dobbiamo garantire che stiamo producendo il minor numero possibile di rifiuti e poi gestire in modo responsabile qualsiasi rifiuto produciamo – ad esempio, nelle fibre, riciclare i rifiuti in modo che non vadano in discarica.  Terzo, dobbiamo mantenere i materiali in uso il più a lungo possibile, riducendo così al minimo l’impatto sull’ambiente, e alungo termine, riciclare i capi.

Planet Agenda – The Lycra Company

FNW: Secondo lei, una volta terminata l’emergenza Covid-19, si tornerà a realizzare fiere professionali come finora? O saranno sempre più organizzate come Kingpins ha scelto di fare in questa sessione di aprile 2020?
JH: Ho il sospetto che ci sarà una transizione. La mia opinione è che potrebbe volerci del tempo prima che le persone si sentano a proprio agio in luoghi con grandi assembramenti. Immagino che il primo passo sarà organizzare incontri più piccoli. Il team di Kingpins ha fatto un ottimo lavoro nel riunire il settore in circostanze molto difficili. Credo che vedremo un maggior numero di questi tipi di eventi finché non sentiremo di poter viaggiare e incontrarci in grandi gruppi di persone in tutta sicurezza.
 
FNW: Nella sua presentazione alla fiera virtuale Kingpins, ha voluto sfatare alcuni miti sulla sostenibilità. Cosa intende?
JH: La presentazione aveva lo scopo di chiarire alcune delle problematiche che i clienti e altri ci hanno sollevato sulle offerte sostenibili di tessuti stretch. Per esempio, a prima vista, l’idea di avere una percentuale più alta di contenuto riciclato nel proprio prodotto sembra una buona cosa, giusto? Ma quando parliamo di rifiuti pre-consumo, che sono scarti di fibre realizzate dal produttore stesso delle fibre, produrne molti non è una buona cosa. Dobbiamo sempre sforzarci di produrre la minor quantità di scorie possibile e poi gestire responsabilmente i rifiuti che produciamo. Se stai realizzando un prodotto derivante per il 100% da materiali di scarto, significa che nei primi passaggi stai producendo molti rifiuti. Hai già fabbricato quella fibra una volta – ora la stai rifacendo e stai usando risorse ed energia aggiuntive per farlo. In realtà, l’opzione a più basso impatto è quella di generare meno rifiuti possibili e riutilizzare ciò che generi. Questo è davvero un caso in cui less is more: meno contenuto e meno scorie è meglio per l’ambiente.
 
Presente in 14 nazioni, sede a Wilmington (Delaware), The Lycra Company è un’entità nata di recente: all’inizio del 2019, il gruppo cinese Shandong Ruyi ha acquisito dalla società americana Invista la divisione Apparel & Advanced Textiles, cambiandone il nome in quello attuale. The Lycra Company ha in portafoglio i marchi di fibre Lycra, Lycra Hyfit, Coolmax, Thermolite, Elaspan, Supplex, Tactel e Terathane, mentre il gruppo Invista ha conservato l’utilizzo delle fibre Cordura, Antron e Stainmaster. L’operazione ha incluso l’acquisto degli asset della precedente divisione di Invista, ovvero 8 stabilimenti produttivi, 4 laboratori di ricerca e sviluppo e 17 uffici in 14 nazioni, che impiegano una forza lavoro di circa 3.000 persone. L’eredità di The Lycra Company risale però al 1958, con l’invenzione del filato originale spandex. Oggi ha all’attivo più di 1.000 brevetti e domande di brevetto e oltre 2.300 marchi depositati. L’azienda sta inoltre preparando il suo ingresso in Borsa, che dovrebbe concretizzarsi entro due anni da oggi.

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