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Boschi e foreste, oasi di natura che curano anima e corpo

Benessere

Il 21 marzo è la Giornata mondiale delle foreste, tra alberi terapeutici e meditazione nel verde

di Mariateresa Montaruli

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Il 21 marzo è la Giornata mondiale delle foreste, tra alberi terapeutici e meditazione nel verde

4′ di lettura

Bastano appena 3 minuti, in natura, affinché le onde cerebrali comincino a oscillare in modo differente. Una danza di decelerazioni e risonanze che si attiva in presenza di un panorama, davanti a un fiume o al cospetto della bruma azzurra che si alza di primo mattino da un bosco. A misurare con elettroencefalografi senza fili le variazioni delle onde alfa, delta e teta è stato il neuroscienzato Andrea Bariselli. Con il progetto Thalea di Thimus, azienda con sede in Franciacorta e San Francisco specializzata in neuroscienze applicate, ha condotto 5 camp in Val Camonica da cui ha tratto un primo risultato: «L’osservazione di un panorama naturale porta a un profondo stato di quiete. Il rallentamento delle onde cerebrali provoca uno stato di prontezza e ricettività cognitiva».

Le implicazioni dei test, una volta completati i laboratori nei Parchi del Gran Paradiso e d’Abruzzo, vanno dall’individuazione di percorsi vita alla creazione di contesti benefici nei parchi urbani. Una terapia della natura già elaborata dall’americano David Strayer. Nei suoi camp in tenda tra i canyon dello Utah, lo psicologo ha elaborato la teoria del 3-days effect, il tempo necessario affinché gli effetti della biofilia, l’affiliazione empatica con la wilderness, possano stabilizzarsi.

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La storia non è nuova

Ulteriori conferme arrivano dal Cnr che, con il Cai, ha condotto laboratori di terapia forestale a Fai della Paganella, sul Monte Duro nell’Appennino Reggiano, nella Foresta di Teso dell’Appennino Pistoiese, nell’Abetina Reale del Parco Nazione dell’Appennino Tosco-Emiliano e nella Foresta Modello delle Montagne Fiorentine, «foreste miste con faggi, castagni, pino silvestre e abete bianco, lecci e lentisco – nota Francesco Meneguzzo, responsabile di progetto – prevalentemente nell’Appennino Tosco-Emiliano che contiene il patrimonio genetico delle conifere europee qui rifugiatesi in epoche di glaciazione». I risultati dei questionari hanno evidenziato una diminuzione degli indici di ansia, ostilità, fatica e confusione, e un aumento del vigore. Lo studio ha anche individuato 120 rifugi Cai da cui partire per passeggiate di terapia forestale accompagnate da yoga, meditazione e Qi-Gong in una valorizzazione dell’economia di montagna inserita nella Strategia forestale nazionale che dovrebbe essere approvata entro l’anno..

La prima mappatura in Italia

Nei boschi il Cnr ha anche misurato la concentrazione dei monoterpeni, le componenti volatili che costituiscono il sistema immunitario delle piante contenuto nelle resine e negli oli essenziali. Nel 2004, studi della Nippon Medical School di Tokyo sul bagno di foresta avevano già dimostrato l’efficacia dell’inalazione dei monoterpeni, meglio se 2 ore dopo l’alba e nel primo pomeriggio, sull’attivazione del sistema immunitario e la regolazione degli ormoni dell’umore e dello stress. Il protocollo giapponese indica “trattamenti” di 10-12 ore, da ripartire in sessioni di circa 3 ore, per un effetto che dura oltre le 4 settimane. In Italia, bisogna cercare i castagni e i faggi dalle grandi chiome, la specie più diffusa nel Paese, quando i rami hanno le foglie, da maggio a ottobre. D’inverno, sono benefiche le sugherete e le leccete esposte al sole e i boschi di conifere con pino silvestre e domestico, abete bianco e rosso.

Potente strumento di recupero del benessere, i monoterpeni sono uno dei temi di studio di Marco Mencagli, l’agronomo che sta lavorando alla definizione dello standard di certificazione Pefc della fruizione salutistica delle foreste. A Mencagli si deve anche la mappatura dei luoghi più idonei al bagno di foreste nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il primo in Italia: «tra le 19 zone identificate ci sono le faggete sotto il Monte Bove, nella Val di Panico. Scenografiche anche le leccete delle Lame Rosse, in una zona di calanchi e nude rocce. Faggete vetuste e prati con vista sul Monte Vettore e Castelluccio da Norcia si alternano ad Arquata del Tronto».

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